Il Tartufo La storia e le tipologie

Il Tuber macrosporum Vitt. è chiamato volgarmente "tartufo nero liscio".

CARPOFORO: generalmente non raggiunge pezzature notevoli, al massimo come un uovo; di forma globosa o tubercolata.
PERIDIO: verrucoso di colore bruno rossiccio, talora con macchie color ruggine; le verruche sono appena pronunciate poligonali, appressate, nell’aspetto gli conferiscono un aspetto a naso di cane
GLEBA: biancastro bruna quella dei carpofori immaturi, poi bruno ferruginosa con venatura chiare, numerose, in alcuni punti esili in altre larghe che a contatto con l’aria virano al bruno pallido
PROFUMO: spiccato, leggermente agliaceo, ricorda vagamente quello del tartufo bianco pregiato
SAPORE: molto gradevole
ASCHI: sub-globosi, sub-peduncolati grandi 70-140 x 70-110 µm, contengono al massimo tre spore.
SPORE: sono la particolarità di questa specie essendo grandi 40-80 x 30-55 µm di forma ellissoidale, rossobrune minutamente reticolare in modo irregolare.
PIANTE SIMBIONTI: roverella, cerro, farnia, tiglio, pioppi, salici, carpini e nocciolo.

Ecologia del Tuber macrosporum

Il Tuber macrosporum è una specie presente in Europa ed in America boreale (Ceruti, 1960) che si rinviene molto sporadicamente. In Italia la sua presenza è segnalata un po' ovunque, con vari simbionti: nocciolo (Corylus avellana), farnia (Quercus peduncolata), roverella (Quercus pubescens), pioppi (Populus nigra, Populus alba), salici (Salix alba, Salix caprea), tigli (Tilia cordata, Tilla platiphyllos, Tilia x vulgaris) e carpino nero (Ostrya carpinifolia) ed in ambienti abbastanza eterogenei. Normalmente il Tuber macrosporum si trova nelle medesime stazioni del Tuber magnatum, rispetto al quale però tollera maggiormente la siccità, mentre non lo si rinviene mai negli ambienti del Tuber melanosporum.
Questo tartufo che fruttifica da settembre a dicembre presenta la caratteristica di produrre, nella stessa buca, numerosi esemplari di dimensioni variabili, ma comunque sempre abbastanza piccoli.